Il volto missionario delle Parrocchie in un mondo che cambia. (nota pastorale)

La Nota pastorale che presentiamo è frutto di un confronto che ha impegnato i vescovi italiani per più di due anni, in diverse sessioni del Consiglio Episcopale Permanente e, soprattutto, in tre Assemblee Generali dell’episcopato: quella di maggio 2003 a Roma, dedicata all’“Iniziazione cristiana”; quella di novembre 2003 ad Assisi, su “La parrocchia: Chiesa che vive tra le case degli uomini”; infine quella di maggio 2004, ancora a Roma, la cui riflessione è confluita in questo documento, che intende delineare il volto missionario che devono assumere le nostre parrocchie.

Il tema era stato individuato come prioritario negli orientamenti pastorali di questo decennio Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia ed è stato accolto con attenzione e partecipazione dai vescovi, dal clero, dalle comunità locali, dalle varie realtà ecclesiali.

Alcuni orientamenti possono apparire evidenti, ma è sembrato utile ribadirli per esprimerne la condivisione. Altri, invece, possono apparire innovativi, e in questo caso si è cercato di essere prudenti nella formulazione perché non risultassero prescrittivi.
Li sintetizziamo, nella forma di obiettivi, tenendo presente che vanno ripensati e concretizzati, nelle forme e nei tempi, a seconda delle situazioni diocesane:
1. Non si può più dare per scontato che tra noi e attorno a noi, in un crescente pluralismo culturale e religioso, sia conosciuto il Vangelo di Gesù: le parrocchie devono essere dimore che sanno accogliere e ascoltare paure e speranze della gente, domande e attese, anche inespresse, e che sanno offrire una coraggiosa testimonianza e un annuncio credibile della verità che è Cristo.
2. L’iniziazione cristiana, che ha il suo insostituibile grembo nella parrocchia, deve ritrovare unità attorno all’Eucaristia; bisogna rinnovare l’iniziazione dei fanciulli coinvolgendo maggiormente le famiglie; per i giovani e gli adulti vanno proposti nuovi e praticabili itinerari per l’iniziazione o la ripresa della vita cristiana.
3. La domenica, giorno del Signore, della Chiesa e dell’uomo, sta alla sorgente, al cuore e al vertice della vita parrocchiale: il valore che la domenica ha per l’uomo e lo slancio missionario che da essa si genera prendono forma solo in una celebrazione dell’Eucaristia curata secondo verità e bellezza.
4. Una parrocchia missionaria è al servizio della fede delle persone, soprattutto degli adulti, da raggiungere nelle dimensioni degli affetti, del lavoro e del riposo; occorre in particolare riconoscere il ruolo germinale che per la società e per la comunità cristiana hanno le famiglie, sostenendole nella preparazione al matrimonio, nell’attesa dei figli, nella responsabilità educativa, nei momenti di sofferenza.
5. Le parrocchie devono continuare ad assicurare la dimensione popolare della Chiesa, rinnovandone il legame con il territorio nelle sue concrete e molteplici dimensioni sociali e culturali: c’è bisogno di parrocchie che siano case aperte a tutti, si prendano cura dei poveri, collaborino con altri soggetti sociali e con le istituzioni, promuovano cultura in questo tempo della comunicazione.
6. Le parrocchie non possono agire da sole: ci vuole una “pastorale integrata” in cui, nell’unità della diocesi, abbandonando ogni pretesa di autosufficienza, le parrocchie si collegano tra loro, con forme diverse a seconda delle situazioni – dalle unità pastorali alle vicarie o zone –, valorizzando la vita consacrata e i nuovi movimenti.
7. Una parrocchia missionaria ha bisogno di “nuovi” protagonisti: una comunità che si sente tutta responsabile del Vangelo, preti più pronti alla collaborazione nell’unico presbiterio e più attenti a promuovere carismi e ministeri, sostenendo la formazione dei laici, con le loro associazioni, anche per la pastorale d’ambiente, e creando spazi di reale partecipazione.
Al termine di un così partecipato cammino, quanto come vescovi abbiamo condiviso ora diventi orientamento per tutte le comunità parrocchiali, un processo di rinnovamento missionario che coinvolga tutti, che veda il convinto convergere di ministri e di fedeli, di tutte le realtà ecclesiali. L’impegno non è facile, ma è esaltante. Esserne protagonisti è un dono di Dio. Bisogna viverlo insieme, in un clima spirituale “alto”. Ce lo chiede il Signore, che, come a Paolo, continua a ripetere a ciascuno: «Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere… perché io ho un popolo numeroso in questa città» (At 18,9–10).

Roma, 30 maggio 2004 Domenica di Pentecoste

I Vescovi italiani

per approfondire:

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